mercoledì 31 ottobre 2012

CineSpeciale

Non si sevizia un Paperino
Regia: Lucio Fulci
Anno:1972
Paese: Italia
Cast: Thomas Milian, Florinda Bolkan, Barbara Bouchet

TRAMA
Accendura, un immaginario paese del Sud d'Italia degli anni 70, è colpito da un improvvisa calamità: una serie di delitti riguardanti dei bambini.
Il piccolo paese, abituato ad una calma apparente, verrà spinto in un vortice di terrore e sospetti che terminerà in un finale a dir poco agghiacciante.

RECENSIONE PERSONALE
Lucio Fulci, fin dall'inizio della sua carriera da "thriller-man", ha abituato il pubblico a scene macabre e crude, ma in Non si sevizia un paperino il regista raggiunge l'apice di questo sconvolgente realismo tragico.
Il film vuole deliberatamente infrangere uno dei tabù più forti della nostra società (l'infanticidio) mettendo lo spettatore di fronte alla cruda realtà dei fatti, senza nemmeno lasciargli il tempo di distogliere lo sguardo o di riflettere sulla moralità di quello che vede.
L'ambientazione di fondo del film contribuisce in modo sostanziale alla sensazione di smarrimento provata dal pubblico: una vallata brulla che ospita un tipico paesino dell'Italia anni 70, all'apparenza pacifico ma che in realtà nasconde mostruosità indicibili al suo interno.
Nel film i valori, l'etica, la posizione sociale dei personaggi sembrano ribaltarsi completamente in un vortice dove la follia e la crudeltà sembrano mischiarsi con la ragione e la civiltà.
I personaggi stessi sembrano rappresentare l'ambiguità esplicita del film: tutti sono sospettabili, dalla giovane madre impazzita, alla ricca ragazza di città, fino alla perpetua o al matto del paese ma, soprattutto, tutti sembrano nascondere una doppia personalità fatti di segreti, interessi, manie che stridono con l'immagine innocente del paese in cui vivono.
La recitazione degli attori sicuramente non è ciò che spicca, ma a mio parere è giusto così in quanto la trama necessità si di personaggi ben definiti ma non così caratterizzati da consentire allo spettatore di affezionarsi o di ricordarsi di uno essi, cosa che non farebbe cogliere il significato di fondo della pellicola: la banalità del male che può celarsi in chiunque di noi.
Insomma il film è sicuramente uno dei capolavori di Fulci e sicuramente resta una pietra miliare dei thriller-horror all'italiana.

lunedì 29 ottobre 2012

Cinema Magazine


Le Belve 


Ben (Aaron Johnson) e Chon (Taylor Kitsch) sono due giovani californiani amici per la pelle.
I due ragazzi hanno in comune due cose: l’amore di Ophelia (Blake Lively), detta O, e la produzione e vendita di marijuana.
Gli affari procedono bene per due motivi: il primo è che  parte dei soldi  raccolti vengono riciclati finanziando missioni umanitarie (occhio alle cene di beneficienza) e aprendo conti off-shore, il tutto grazie all’aiuto di un giovane broker un po’ suonato (Emile Hirsch); il secondo è che i due protagonisti possono contare sulla copertura di un corrotto agente federale (John Travolta).
Le cose si complicano quando il cartello messicano della “Baja”, guidato dalla spietata “reina” Helena (Salma Hayek) , mette gli occhi sulla fiorente attività dei due ragazzi.
I due ragazzi rifiutano la proposta di “partnership” e per convincerli ad entrare nel giro la “reina”  rapisce Ophelia e li mette alle strette.
Inizia così la guerra personale di Ben e Chon contro i messicani per riprendersi O. 
Il film è entusiasmante, ricco di colpi di scena e azione.
Oliver Stone (regista di Wall Street, Platoon e Nato il quattro luglio) ha fatto un buon lavoro, anche se sul finale la storia si “sfalda”, si impoverisce, insomma perde tutta la carica e l’azione che aveva all’inizio, come una macchina a molla.
Nonostante tutto il film è ottimo sia come gangster movie sia come pellicola critica nei confronti della società americana e della sua gioventù anarchica.

mercoledì 24 ottobre 2012

Cinema Magazine



TRAMA

Tornato a casa dopo aver salvato la figlia, l'agente speciale Bryan Mills cerca di tornare ad una vita normale.

Tutto sembra andare per il meglio fino a quando un viaggio di lavoro ad Istanbul costringerà il protagonista a fare i conti con il passato ed a salvare nuovamente la sua famiglia dalla vendetta della mala.


RECENSIONE PERSONALE
Il film Taken: la vendetta segue di pochi anni il primo Io vi troverò, dove la figlia di un ex agente della CIA viene rapita a Parigi per essere venduta come prostituta, cosa che costringerà il padre ad intraprendere una pericolosa missione per salvarla.
La serie, sceneggiata e prodotta da Luc Besson (regista de I fiumi di porpora ,Nikita e Il quinto elemento), parte bene con il primo film della serie che, se aveva lo scopo di essere un buon action-movie, ha sicuramente centrato l'obbiettivo.
Io vi troverò rende perfettamente le atmosfere cupe dei sobborghi parigini, accentuate ancora da più dall'innocenza della protagonista improvvisamente inghiottita da una città all'apparenza meravigliosa ma che in realtà cela un aspetto a dir poco tenebroso.
Le scene d'azione non sono per nulla pretenziose, anzi sembrano quasi essere delle battute funzionali alla trama senza le quali la storia non avrebbe alcun senso.
I personaggi non sono i veri protagonisti del film ma è Parigi ad esserlo, e questo avviene soprattutto grazie agli attori, su tutti Liam Neeson che sembra quasi farsi guidare dalla città nelle sue scelte: è Parigi che decide chi deve vivere e chi deve morire.
Istanbul rispetto alla Ville Lumiere non è sicuramente in grado di offrire quei tipici contrasti tra sobborghi e centro-città e forse anche per questo Taken: la vendetta non è così coinvolgente come il suo predecessore, ma sicuramente non è l'ambientazione l'unica pecca del film.
La trama alcune volte sembra un po' forzata soprattutto perché si cerca di trasformare il film in un romanzo di formazione per l'intera famiglia protagonista: un obbiettivo esagerato ed inutile in un'action-movie.
Proprio per questo errore ancestrale alcune scene paiono stonare in una storia di vendetta e alcune volte sembrano addirittura essere illogiche ed assolutamente non funzionali alla trama.
Il fatto che ci sia la partecipazione dell'intera famiglia nell'impresa di liberarsi dalla malavita organizzata rende le scene d'azione un po' ridicole e assolutamente irreali.
Gli attori sono pienamente coinvolti nel surrealismo nel film, tanto che i loro personaggi sembrano non essere pienamente protagonisti delle scene in cui partecipano.
I "cattivi"non incutono nessun timore, anzi in alcune scene suscitano uno strano sentimento di pietà indotta dalla loro idiozia.
La regia oserei definirla assai invadente: in alcuni momenti sembra la telecamera stessa la protagonista del film e non le scene da lei riprese.
Il regista sembra quasi volere dare emozioni solo con le sue inquadrature finendo col rendere gli attori  ancor più delle macchiette sull'obbiettivo della videocamera.
Insomma a mio parere un film mediocre, un action-movie discreto se la sceneggiatura e l'ambientazione fossero state differenti.

domenica 21 ottobre 2012

Cinema Magazine



Cogan: killing them softly

TRAMA
Tre malavitosi commettono una rapina in una bisca clandestina ai danni della mafia. 
La loro idea è far incolpare Markie Trattman, l’organizzatore, che in passato aveva architettato una rapina simile e che quindi rappresenta un perfetto capro espiatorio.
A mettersi sulla loro strada è Jackie Cogan (Brad Pitt), un sicario professionista che viene ingaggiato per rintracciare gli autori della rapina ed ucciderli.

RECENSIONE PERSONALE
Un film noioso: durante la prima ora si è vista pochissima azione, solo discorsi sullo schifo della vita, tema presente in tutto il film.
Ci sono solo due scene ”d’azione”, ma una non è funzionale alla trama in quanto è solo un flashback di uno dei due protagonisti, mentre l’altra è la scena del primo omicidio.
Superata indenni la prima ora, si intravede un po’ d’azione: un paio di colpi d’arma da fuoco, intervallati dai soliti discorsi.
La cosa peggiore è che si deve sorbirsi l' intero film per un finale che tutti avevano già capito alla prima scena del film.
Insomma per questo film letteralmente non ci sono parole: da salvare gli attori che sanno interpretare il ruolo a loro affidatogli (menzione di merito a Brad Pitt che in questo film conferma le sue doti attoriali), ma la trama è assolutamente banale, i dialoghi scontati e la regia incredibilmente adatta ad una commedia di terzo ordine e non ad un action-movie. 

venerdì 19 ottobre 2012

Cinema Magazine



                   
Ted

                                                                                    TRAMA

John è un bambino che ha pochi amici poiché è abbastanza introverso. Per Natale riceve dai genitori un orsacchiotto di peluche, esprimendo il desiderio che questo prenda vita e stia sempre con lui. Incredibilmente il suo desiderio si realizza, e il giorno successivo i genitori stessi sono increduli di fronte all'accaduto. La notizia dell'orsacchiotto vivente fa presto il giro del mondo attirando l'attenzione dei mass media, quindi la storia fa un salto di ventisette anni.L'orsacchiotto cresce con John, che nel frattempo ha trovato lavoro e si è fidanzato con Lori. John decide allora di trovare un lavoro a Ted – in seguito assunto come commesso in un supermercato – e di farlo vivere in un'altra casa, conoscendo anche l'amore di una ragazza in carne e ossa, Tami-Lynn, sua collega.L'uomo e l'orsacchiotto rimangono però ottimi amici, e John si reca di nascosto ogni giorno a casa dell'amico.  John rifiuta qualsiasi proposta ma accetta di conservare il numero di telefono dell'uomo.Qualche giorno dopo Jonh e Lori sono invitati ad una festa a casa del datore di lavoro di lei, Rex, che non nasconde le avance per la ragazza. Nel frattempo John riceve una chiamata da Ted, che a casa sua ha organizzato un festino invitando Sam J. Jones, l'attore di Flash Gordon, ovvero l'uomo che di più li avevi fomentati fin dalla loro infanzia.. John decide quindi di abbandonare anche l'amico Ted, accusato di essere la colpa di tutto ciò.Contestualmente Ted era stato rapito dall'uomo che qualche giorno prima aveva incontrato al parco, e viene portato a casa di costui. Ted prova a contattare l'amico via telefono. L'orsacchiotto scappa arrampicandosi fra le transenne, strappandosi leggermente il busto; l'uomo gli sta dietro e lo acchiappa tirandolo verso di sé, comportando la rottura in due tronconi del corpo dell'orsacchiotto che, cadendo, perde parte dell'imbottitura e giungendo sul prato del campo in fin di vita.Portato a casa, viene ricucito alla meno peggio da Lori, ma il soffio di vita che venticinque anni prima lo aveva travolto scompare. Quella stessa sera la donna vede una stella cadente ed esprime il desiderio di far tornare in vita l'orsacchiotto, scegliendo così di vivere sia con John che con Ted. Il mattino seguente John si reca al tavolo dove giace l'amico di una vita, vedendolo rialzarsi in piedi; l'orsacchiotto finge pure di esser rimasto ritardato a causa della cattiva ricucitura subita, ma svela immediatamente il suo scherzo abbracciando l'amico.La storia si conclude con il racconto del futuro di ogni personaggio: John e Lori convolano a nozze (Jones gli farà da prete), Ted ottiene il ruolo di capo dell'ufficio per cui lavora dopo l'ammirazione nei suoi confronti del datore di lavoro che lo ha sorpreso a mangiare direttamente dalle natiche nude della sua ragazza nel retro del negozio, il rapitore viene scagionato per l'irreale accusa di rapimento di orsacchiotto mentre suo figlio assume un personal trainer e diviene ironicamente Taylor Lautner.

RECENSIONE PERSONALE 
Ted è un personaggio nato dalla fantasia di Seth MacFarlane, il creatore dei “Griffin” e “american Dad” (la voce di Ted, nella versione originale,è quella di Seth). Crescendo, l'orsetto è diventato sboccato, consumatore abituale di droghe e sessuomane, creando molti problemi a John e Lori.
Con le sue battute, Ted riesce a far ridere gli spettatori, trovando nel frattempo un “personaggio di collegamento” in Sam Jones,ovvero Flash Gordon.
Il film è divertente,ironico,riesce perfettamente a fondere la storia d’amore tra i due protagonisti e la storia d’amore marginale di Ted,un film che lascia gli spettatori con il sorriso.

lunedì 8 ottobre 2012

Cinema magazine

Resident Evil: Retribution

TRAMA
In un mondo in cui l'umanità sta per estinguersi lasciando posto agli infetti, Alice viene nuovamente catturata  dalla Umbrella Corporation e rinchiusa in una base segreta sovrastata dalle ghiacciate steppe siberiane.
Grazie all'aiuto di  di Wesker, che ha deciso di rivoltarsi contro la Umbrella, Alice riesce a scappare e ad unirsi ai superstiti nel disperato tentativo di salvare l'umanità.

RECENSIONE PERSONALE
La saga di Resident Evil prende ispirazione da un noto videogioco e come tale nasce già con vasto seguito di fans da non deludere: facile dedurne che l'intera storia sarebbe dipesa dall'esito del primo film.
Resident Evil del 2002 non deluse le attese (anche grazie alla lungimirante scelta di affidare la parte dell'assoluta protagonista non ad una famosa attrice ma ad una delle modelle più belle del mondo)  rivelandosi un vero è proprio lungometraggio con una trama convincente, una regia non invasiva,una sceneggiatura accattivante, insomma un film non troppo legato alla necessità di essere ad ogni costo uno sparatutto misto ad horror con continue scene di lotta.
La saga poi si trasformò in quello che avevo temuto: un videogioco in cui ad ogni film si sarebbe avanzati di livello.
Per gli amanti degli action-movie sicuramente (e forse per alcuni seguaci del videogame) la pentalogia sarà piaciuta moltissimo, ma per gli amanti del cinema l'intera saga può essere considerata un buon modo per risolvere un weekend noioso, insomma dei film oserei dire "da rimorchio""in grado di regalarti un abbraccio gratis da una ragazza senza aver faticato molto.
Resident Evil: Retribution rappresenta sicuramente l'apice di questa trasformazione.
La regia non è poi cosi male anche se devo dire che il regista abusa un po' troppo dei primi piani in quanto certe volte preferisce puntare più sul personaggio che sulla totalità della scena che li circonda, cosa che alcune volte ti confonde un po' le idee; inoltre non ho affatto gradito alcune scene in cui la necessità del film di incutere terrore (cosa che assolutamente non faceva) ha costretto il regista ad inserire alcune scene "a sorpresa  (termine mio personale) con la comparizione improvvisa del "mostro cattivo".
Il ritmo del film non è così veloce come mi sarei aspettato, anzi oserei che è fin troppo lento per un film d'azione: a mio parere la scelta è stata fatta o per allungare il film perché non si sapeva cosa aggiungere o per evidenziare le battute dei personaggi.
La sceneggiatura poi è scontata e assolutamente inconsistente, non da assolutamente niente al film che già in sé è abbastanza insipido.
Le battute pronunciate dai personaggi sono rivolte più alla pancia della pubblico che al cuore, suscitando solamente grasse risate e nient'altro.
Non mi sento di giudicare troppo duramente gli attori in questo film, in quanto più che la recitazione è la sceneggiatura a non esistere.
Alla fine posso solo dire che il film "s'impegna ma non è intelligente".