mercoledì 24 ottobre 2012

Cinema Magazine



TRAMA

Tornato a casa dopo aver salvato la figlia, l'agente speciale Bryan Mills cerca di tornare ad una vita normale.

Tutto sembra andare per il meglio fino a quando un viaggio di lavoro ad Istanbul costringerà il protagonista a fare i conti con il passato ed a salvare nuovamente la sua famiglia dalla vendetta della mala.


RECENSIONE PERSONALE
Il film Taken: la vendetta segue di pochi anni il primo Io vi troverò, dove la figlia di un ex agente della CIA viene rapita a Parigi per essere venduta come prostituta, cosa che costringerà il padre ad intraprendere una pericolosa missione per salvarla.
La serie, sceneggiata e prodotta da Luc Besson (regista de I fiumi di porpora ,Nikita e Il quinto elemento), parte bene con il primo film della serie che, se aveva lo scopo di essere un buon action-movie, ha sicuramente centrato l'obbiettivo.
Io vi troverò rende perfettamente le atmosfere cupe dei sobborghi parigini, accentuate ancora da più dall'innocenza della protagonista improvvisamente inghiottita da una città all'apparenza meravigliosa ma che in realtà cela un aspetto a dir poco tenebroso.
Le scene d'azione non sono per nulla pretenziose, anzi sembrano quasi essere delle battute funzionali alla trama senza le quali la storia non avrebbe alcun senso.
I personaggi non sono i veri protagonisti del film ma è Parigi ad esserlo, e questo avviene soprattutto grazie agli attori, su tutti Liam Neeson che sembra quasi farsi guidare dalla città nelle sue scelte: è Parigi che decide chi deve vivere e chi deve morire.
Istanbul rispetto alla Ville Lumiere non è sicuramente in grado di offrire quei tipici contrasti tra sobborghi e centro-città e forse anche per questo Taken: la vendetta non è così coinvolgente come il suo predecessore, ma sicuramente non è l'ambientazione l'unica pecca del film.
La trama alcune volte sembra un po' forzata soprattutto perché si cerca di trasformare il film in un romanzo di formazione per l'intera famiglia protagonista: un obbiettivo esagerato ed inutile in un'action-movie.
Proprio per questo errore ancestrale alcune scene paiono stonare in una storia di vendetta e alcune volte sembrano addirittura essere illogiche ed assolutamente non funzionali alla trama.
Il fatto che ci sia la partecipazione dell'intera famiglia nell'impresa di liberarsi dalla malavita organizzata rende le scene d'azione un po' ridicole e assolutamente irreali.
Gli attori sono pienamente coinvolti nel surrealismo nel film, tanto che i loro personaggi sembrano non essere pienamente protagonisti delle scene in cui partecipano.
I "cattivi"non incutono nessun timore, anzi in alcune scene suscitano uno strano sentimento di pietà indotta dalla loro idiozia.
La regia oserei definirla assai invadente: in alcuni momenti sembra la telecamera stessa la protagonista del film e non le scene da lei riprese.
Il regista sembra quasi volere dare emozioni solo con le sue inquadrature finendo col rendere gli attori  ancor più delle macchiette sull'obbiettivo della videocamera.
Insomma a mio parere un film mediocre, un action-movie discreto se la sceneggiatura e l'ambientazione fossero state differenti.

2 commenti:

marina ha detto...

Ciao, mi piacciono moltissimo i tuoi commenti ai film,vorrà dire che verrò a dare un'occhiata per un parere se guardarlo o no!

persogiàdisuo ha detto...

Bello il vostro sito! lo seguirò!
Vi consiglio però di facilitare i commenti, in modo che diventi più veloce commentare!