venerdì 30 novembre 2012

CineSpeciale

Interstate 60

GRADIMENTO ****-
CAST ***--
REGIA ****-
SCENEGGIATURA*****
FOTOGRAFIA ****-

Regia: Bob Gale
Anno: 2002
Paese: USA
Cast: James Marsden, Amy Smart, Gary Oldman, Michael J. Fox



TRAMA
Neil è un giovane ragazzo sensibile ed intelligente che si trova di fronte ad un bivio: seguire la sua passione per la pittura o accettare la vita pianificatogli dal padre.
Il giorno del suo compleanno esprime un desiderio: avere una risposta.
Improvvisamente, appena uscito dal ristorante in cui si festeggiava la sua nascita, viene colpito da un secchio caduto dall'alto ed è costretto a essere ricoverato in ospedale.
Alcuni giorni dopo vari episodi ai limiti della realtà lo portano ad un appuntamento con un signore che gli dice di consegnare un pacco nella città Danver e che l'unico modo per raggiungerla è percorrere la statale 60, che però non esiste.
Solamente con l'aiuto di un insolito tipo Neil riuscirà a trovare la strada ed ad iniziare un viaggio che lo porterà a scoprire se stesso ed a capire che le risposte che cercava erano sempre state davanti ai suoi occhi.

RECENSIONE PERSONALE
Il film può sembrare banale per come tratta certi argomenti, ma a mio parere questa banalità si può tranquillamente considerare pura semplicità, sintomo a mio parere di un lavoro sopra le righe.
Interstate 60 vuole essere un road-movie di formazione in cui il protagonista scopre se stesso, ma al contrario di film capolavoro come Easy Ryder non è la realtà delle cose che forma il personaggio, ma è il protagonista stesso che, attraverso le sue scelte, plasma ciò che lo circonda: l'inevitabilità dei fatti esiste e bisogna accettarla, ma noi possiamo certamente decidere come affrontarli attraverso una semplice scelta.
Il surrealismo di ciò che succede durante il viaggio sembra quasi essere la normalità: la realtà è tale solo se noi la rendiamo vera.
Il tema del viaggio come metafora della vita inoltre è un tema molto importante nel film: non è lo scopo ciò che conta ma la strada fatta per raggiungerlo, un percorso che solo se seguito fino in fondo ci da la certezza di aver vissuto pienamente.
Degno di menzione come il protagonista renda bene la fragilità e l'insicurezza della gioventù che possono essere spazzate via dalla semplice esperienza guidata di ciò che spaventa.
Ogni giovane ha un talento particolare che come una pietra preziosa, prima di essere portata alla luce, necessita di un duro lavoro di piccone, sicuramente faticoso e doloroso, sia da parte del giovane sia da parte di chi lo guida, ma alla fine redditizio.
Importanti sono anche i personaggi che circondano Neil e che lo aiutano a trovare se stesso: O. W. Grant, il genio che fa avverare il desiderio e che inizialmente guida Neil nel suo viaggio; Ray, il committente del protagonista che gli indica la via da percorrere; Bob Cody, il capo di Neil che insegna al ragazzo che non serve un fine per essere onesti.
L'ambientazione del film è un altro tassello importante nella formazione del protagonista: tutte le vicende che lui affronta e i luoghi che incontra sono estremizzati fino all'inverosimile per metterlo di fronte a se stesso e all'uomo che vuole diventare.
Insomma un film degno di nota, un piccolo capolavoro per chi crede nella magia e nella possibilità che esista.


martedì 27 novembre 2012

CinemaMagazine

Il peggior natale della mia vita


TRAMA

Paolo (Fabio De Luigi), sfortunato e pasticcione, sta cercando di arrivare in tempo alla dimora di un amico di famiglia, dove l'aspettano la moglie ed i suoceri per festeggiare il natale.
Al suo arrivo avranno inizio una serie di bizzarri e sfortunati avvenimenti.

RECENSIONE PERSONALE
Finalmente arrivano i film di natale!!!
Chi tutti gli anni non aspetta questo periodo per andare al cinema e sorbirsi queste pseudo commedie che fanno muovere più la pancia che la bocca?
Il peggiore natale della mia vita farebbe sicuramente parte di questo genere di film (da noi italiani sbrigativamente chiamati cinepanettoni) se non fosse per la verve comica di due grandi interpreti del nostra cinematografia: Diego Abatantuono e Fabio De Luigi.
L'incontro fra la comicità infantile ed ingenua di De luigi e quella altera e dissacrante di Abatantuono da al film quel tocco di originalità che lo salva dalla banalità dei film natalizi.
Il duo comico ha la capacità di isolarsi dalla trama e dal resto dei personaggi per dare origine a gag fenomenali che certe volte sembrano entrare nel campo del surrealismo più totale, creando una reazione di ilarità provocata più dalla mimica dei due comici che dalle loro battute.
Questo non fa altro che ingigantire la banalità della trama, della sceneggiatura e delle battute.
Nel cast femminile mi sento di salvare solamente Laura Chiatti che dà al personaggio un minimo tocco di originalità.
Insomma sul film non c'è molto da dire: una commedia mediocre resa discreta da un buon cast.





venerdì 23 novembre 2012

CineRegia

Quentin Tarantino


LE ORIGINI
Quentin Tarantino nasce a Knoxville, nel Tennessee, il 27 marzo 1963. La madre, Connie McHugh, è un'infermiera sedicenne statunitense di origini irlandesi e cherokee; il padre, Tony Tarantino (che Quentin non ha mai conosciuto perché la madre si separa da lui mentre è ancora incinta), è un attore e musicista statunitense. Nato e cresciuto nel Queens (New York) da genitori italiani originari di Napoli, cintura nera di karate e con la passione per i film western. Due anni dopo la nascita del figlio, Connie sposa il musicista Curt Zastoupil, padre adottivo con il quale il giovane Quentin stringe un forte legame.
Fra l'altro, sarà proprio con il padre adottivo che Tarantino andrà a vedere al cinema, l'unico film che lo ha fatto spaventare in vita sua: Bambi. All'età di 6 anni, dopo avere visto questo cartone animato, il regista ha affermato di aver pianto per ore e ore.
Nel 1971, la famiglia trasloca a El Segundo, nell'area di South Bay di Los Angeles, dove Quentin frequenta la Hawthorne Christian School. Due anni dopo la madre divorzia dal patrigno. Qui si appassiona degli spaghetti-western, diventando grande fan di Sergio Leone.
Nel 1977, a soli 14 anni, Tarantino scrive la sua prima sceneggiatura, Captain Peachfuzz and the Anchovy Bandit. Nel frattempo è passato alla Narbonne High School di Harbor City, California, che però abbandona presto per iniziare a lavorare come maschera al Pussycat, un cinema porno di Torrance. Nel 1981 inizia a prendere lezioni di recitazione entrando a far parte della Theatre Company di James Best.
Nel 1983 lavora per qualche tempo per il nuovo patrigno, Jan Bohusch, affittando stand alle fiere; l'anno successivo passa all'impiego (prima saltuario, poi fisso) presso il videonoleggio Manhattan Beach Video Archives, nell'area di Manhattan Beach a Los Angeles, dove stringe una grande amicizia con molti colleghi e soprattutto con Roger Avary, con il quale spesso collaborerà durante la sua successiva carriera cinematografica.
Continua a studiare recitazione presso lo Actors' Shelter di Allen Garfield, a Beverly Hills, ma i suoi interessi si spostano gradualmente dalla recitazione alla scrittura di sceneggiature e alla regia. Con i suoi colleghi di lavoro, trascorre il tempo parlando di film e fornendo consigli ai clienti, tra i quali spicca il futuro attore Danny Strong, anch'esso nato e residente a Manhattan Beach.


CARATTERISTICHE E  STILE
I film di Tarantino sono rinomati per i loro dialoghi, per la violenza grafica, la cronologia sfasata e le ossessioni della cultura pop; alcuni elementi sono ricorrenti nelle sue opere.
Proprio i dialoghi, brillantissimi, sempre sopra le righe, sono il suo "marchio di fabbrica". Non a caso Tarantino è un fan dello scrittore americano Elmore Leonard, romanziere noir celebre per i dialoghi surreali e godibilissimi e per i suoi tanto minacciosi quanto stralunati personaggi.
Non va dimenticato, inoltre, che Tarantino nasce proprio come sceneggiatore, avendo inventato soggetti portati sullo schermo da altri cineasti (due titoli su tutti: Una vita al massimo, diretto da Tony Scott, e Assassini nati, diretto da Oliver Stone).
Alcune scene si ripetono simili in molte pellicole di Tarantino:

  • Uno dei marchi di fabbrica di Tarantino è la ripresa dal bagagliaio o dal cofano della macchina (la "trunk shot"). La telecamera riprende la scena dall'interno, rivolta verso gli attori. Tale ripresa è stata usata in molti suoi film (Le iene, Pulp Fiction, Dal tramonto all'alba solo sceneggiatura, Jackie Brown, Kill Bill: volume 1, A prova di morte).
  • Il mexican standoff è un'altra passione di Tarantino: si tratta di un "triello" nel quale tre personaggi armati di pistola si tengono sotto tiro l'un l'altro. L'origine della scena è il "triello" finale de Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone.
  • Usa sempre una scena dove un personaggio è seguito dalla telecamera per un periodo abbastanza lungo, senza stacchi (in Grindhouse un piano sequenza dura quasi 15 minuti).
  • Le inquadrature dei bagni sono numerose, e spesso vi prendono luogo scene importanti, come anche al ristorante (dove, per esempio, inizia Le iene, il suo primo film).
  • La passione di Tarantino per i piedi femminili è nota e questa parte del corpo appare, in un modo o nell'altro, in tutti i suoi film. (Da ricordare, tra l'altro, il famigerato massaggio ai piedi di Mia in Pulp Fiction, Bastardi senza gloria e Dal Tramonto all'Alba).

Conosciuto almeno quanto le sue opere per la sua logorrea senza freni e per la sua sterminata cinefilia enciclopedica, sia di film d'autore che popolare, Tarantino è famoso anche per il suo amore per i cereali da colazione, e molte delle sue realizzazioni ne mostrano diverse marche, vere o inventate. Marchi inventati come le sigarette Red Apple (un'altra costante dei film di Tarantino è il fumo: quasi tutti i suoi personaggi fumano, fatta eccezione per Beatrix Kiddo, la protagonista di Kill Bill, anche se il regista stesso non ha il vizio) o gli hamburger della "Big Kahuna" di Pulp Fiction appaiono in altri suoi film, tra i quali Grindhouse.


FILMOGRAFIA DA REGISTA
Le iene (Reservoir Dogs) (1992)
Pulp Fiction (1994)
Four Rooms, episodio L'uomo di Hollywood (The Man from Hollywood) (1995)
Jackie Brown (1997)
Kill Bill vol. 1 (2003)
Kill Bill vol. 2 (2004)
Sin City (2005) - special guest director nell'episodio "Un'abbuffata di morte"
Grindhouse - A prova di morte (Grindhouse - Death Proof) (2007)
Bastardi senza gloria (Inglourious Basterds) (2009)
Django Unchained (2012)



giovedì 22 novembre 2012

Cinema Magazine

Argo


TRAMA
Iran 1979.
Sono passati alcuni mesi da quando la rivoluzione islamica è riuscita a cacciare dalla Persia lo Scià.
Il vecchio sovrano si trova negli Stati Uniti per curare una grave malattia ma il nuovo governo teocratico di Teheran chiede insistentemente che il re venga fatto tornare nel suo Paese per essere processato.
I continui rifiuti da parte degli USA provocano l'assalto all'ambasciata americana in Iran e la presa in ostaggio del personale.
Solamente sei persone riescono a fuggire dall'edificio e a trovare rifugio nei pressi dell'ambasciata canadese.
La CIA, venuta a sapere della fuga, metterà a punto un piano di salvataggio tanto rischioso quanto geniale : girare un finto film in Iran.

RECENSIONE PERSONALE
Ci troviamo di fronte al primo film diretto ed interpretato da Ben Affleck che, dopo essersi cimentato con successo nella sceneggiatura di un film (oscar per Will Hunting), tenta di stupire con una storia che era rimasta sepolta per più di trent'anni negli archivi dei servizi segreti.
Fin dall'inizio si capisce che il film cerca di essere il più fedele possibile alla realtà dei fatti senza tralasciare gli aspetti che un blockbuster movie esige, ovvero la contemporaneità dei personaggi e l'inserimento di quel sarcasmo all'americana che talvolta sembra quasi sconfinare nella spacconeria.
Nel film in ogni personaggio ed in ogni scena risalta fin troppo il patriottismo americano e la visione degli USA come Paese portatore di pace e democrazia contro un Iran che è raffigurato come un Paese rancoroso e antidemocratico.
La sceneggiatura è a mio parere semplicistica nei suoi dialoghi e arida nel susseguirsi delle sue scene, ma passa assolutamente in secondo piano grazie ad un ottima regia capace di rendere il film pieno di suspense e da una costumistica davvero spettacolare che rende perfettamente la fine degli anni 70 e la Teheran dell'epoca.
Insomma un film degno di nota che sa raccontare dal punto di vista americano le terribili vicende di quegli anni.

lunedì 19 novembre 2012

Cinema Magazine



Hotel Transylvania


Regia: Genndy Tartakovsky
Cast Doppiatori: Adam Sandler, Selena Gomez, Steve Buscemi


TRAMA                                   
Hotel Transylvania è il nome del castello sorto più di 100 anni fa  per volere del Conta Dracula per proteggere tutti i mostri e, in particolare, sua figlia Mavis.
In questo luogo si incontra ogni tipo di creatura leggendaria, dal Licantropo alla Mummia, fino ai Gremlins.
La quiete del posto viene turbata dall’ arrivo di un giovane umano, Jonathan, che si innamora subito di Mavis.
A questo punto iniziano una serie di eventi che sembrano minare l’equilibrio dell’hotel e del Conte, attraverso una serie di rocamboleschi episodi.
  
RECENSIONE PERSONALE
Il film è incentrato su 3 tematiche principalmente:
·        l’amore del Conte per sua figlia, che lo spinge a creare l’hotel e a precluderlo agli umani, convinto che questi siano dei sadici mostri pronti ad ucciderli.
·        La storia d’amore tra Mevis e Jonathan, chiara metafora di come persone di diversa cultura ed estrazione sociale possano convivere e di come il collante sia l’amore.
·        Il 118° compleanno di Mevis, che segna l’avvicinarsi dell’età adulta che combacia con il sogno della ragazza di poter finalmente vivere senza più condizionamenti.
I personaggi utilizzati dai disegnatori sono tutti originali, presi dalle varie saghe della fantascienza e resi divertenti e in grado di incantare lo spettatore di qualsiasi età, dal bambino all’adulto.
Ottimo il lavoro di doppiaggio.

mercoledì 7 novembre 2012

Cinema Magazine


007: Skyfall                                                         


TRAMA
James Bond (Daniel Craig ) è a Istanbul per recuperare dei file top 
secret contenenti i nomi degli agenti inglesi sotto copertura.
Bond, durante l'inseguimento al ladro, cade da un treno dopo essere stato colpito dalla collega che lo supportava e viene creduto morto.
A questo punto a Londra il capo dell MI6 viene messo sotto inchiesta per negligenza mentre è costretta ad affrontare un grave attacco al centro stesso dell'Intelligence britannica.
Bond, nascostosi per alcuni mesi, è costretto a tornare alla base per aiutare M (Judi Dench) a far fronte a dei problemi che mai aveva dovuto affrontare prima.

RECENSIONE PERSONALE
Il 23° film della serie di 007, il terzo interpretato da Daniel Craig, ha chiaramente la volontà di essere un' opera di passaggio per il personaggio di Bond e per il mondo che rappresenta.
Nel film ci troviamo di fronte ad un' Intelligence senza più quel prestigio e quello stile che la contraddistingueva fino agli anni 90', anzi sembra quasi di osservare un vecchio rudere che con il passare degli anni si sta lentamente rovinando.
Un declino che coinvolge anche i personaggi più amati della serie come Bond e come M, i quali vengono additati come i principali responsabili di questa inesorabile discesa.
Insomma ci troviamo di fronte ad un Bond inedito che non cerca di essere freddo, professionale, distaccato, ma anzi si mostra un uomo come tutti gli altri che tenta in tutti i modi di salvare ciò che per lui è stata da sempre casa sua, identificandosi ancora di più con lo spettatore maschio che in alcuni film si sentiva quasi a disagio di fronte a cotanta virilità.
Il film sul piano della sceneggiatura e dei personaggi mantiene sostanzialmente il format degli ultimi 007, cioè delle opere con ambientazioni piuttosto cupe in cui si muovono dei personaggi molto più vicini alla realtà rispetto ai film degli anni 60' o 70'.
In conclusione direi che il film è da vedere, ma avverto i fanatici della serie che sicuramente dovranno ricordarsi che è un'opera di passaggio.