martedì 4 dicembre 2012

Cinema Magazine


Di nuovo in gioco

GRADIMENTO ***--
CAST ***--
REGIA ***--
SCENEGGIATURA ***--
FOTOGRAFIA ***--


TRAMA 
Gus Lobel (Clint Eastwood) è uno scout degli Atlanta Braves, il migliore nel suo campo. Gus sta diventando vecchio e cieco, quindi per il suo prossimo e forse ultimo lavoro viene raggiunto in Nord Carolina dalla figlia avvocatessa, Mickey(Amy Adams), con la quale si vedeva solo sporadicamente. Sul posto li raggiunge anche Johnny Flanagan(Justin Timberlake), ex giocatore di baseball e scout di una squadra avversaria, che si innamora di Mickey. Sarà l’occasione per affrontare vecchi rancori e chiarire vecchi dissapori.

RECENSIONE PERSONALE
“Di nuovo in gioco” segna il ritorno di Clint Eastwood come attore, dopo la sua rinuncia successivamente al film “Gran Torino” (2008).
La pellicola affronta numerosi tematiche non di poco conto:
  • il rapporto padre-figlia: una figlia cresciuta da sola dopo la morte della madre, totalmente abbandonata dal padre che si sentiva in colpa per averla trascinata in una vita instabile e pericolosa. Il chiarimento finale è una specie di insegnamento per tutti coloro che non si comprendono: basta aprirsi e parlare.
  • Gli americani e il loro desiderio di primeggiare in qualsiasi cosa ed a qualsiasi costo, senza soffermarsi a pensare alle possibili conseguenze per il prossimo. Il baseball è un esempio lampante dell'egocentrismo americano.
  • La vecchiaia vista dalla società come un tabù: da una parte la consapevolezza che l'anziano non ha la forza di un giovane e deve essere accantonato, dall'altra una pietosa ipocrisia che non ci permette di dire le cose come stanno, provocando nell'anziano un sentimento di sconforto e di rivalsa che sfocia in rabbia e frustazione.
  • L'apparire e non l'essere, ma anche il profitto a tutti i costi come principi fondanti della civiltà occidentale: Mickey, un'avvocato di successo che sta per diventare socio dopo anni di duro lavoro, viene scavalcata da un lecchino solo per essere mancata alcuni giorni dal lavoro; l'arroganza e la superbia fanno di un ragazzino con un buon talento un idolo delle folle che viene visto come sicura fonte di guadagno.
Nell’insieme è un buon film, anche se alcune scene sono “tirate", cioè servono a spiegare le scelte dei personaggi ma non legano con la trama, sono parentesi di pochi secondi che oserei dire pretenziose.

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